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tornando

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Arrivano le giornate calde di primavera e tornano anche le rondini…(dal nord!) alla ricerca di prati verdi, fiori viola, cieli blu…tornano, tornano sempre, portando doni inaspettati e tanto amore. Che gioia. fil-family.

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  • Letizia

    Che meraviglia, il tuo piccolo paradiso! E con la presenza della mamma (bentornata! :)) ogni angolo e ogni momento diventano ancora più belli e preziosi! (sana invidia, la mia…)
    ‘Notte e sogni d’oro!
    Baci!

    P.S. Non voglio essere impicciona e/o invadente, ma chi è l’altra signora? Se non ricordo male è già venuta a trovarti altre volte… 🙂

    24 aprile 2015 at 00:02 Rispondi
  • SILVIA.S

    CHE BELLO Fil la mamma a casa tua!!!
    Quali lavoretti le hai commissionato stavolta??? 🙂
    che bello vederti fare l’aperitivo!!!
    mi viene voglia di estate….ho voglia di rivederti…I MISS YOU!
    HAVE A NICE WEEKEND ( io sarò a Rimini per la 10 miglia)
    kisses sy

    24 aprile 2015 at 11:55 Rispondi
      • SILVIA.S

        scusa non avevo visto la tua risposta!
        16,093 km TEN MILES!!
        FATTI IN 1H E 35min e 27 sec.
        super impegno, sopratutto mentale…
        imissyou! 🙂 sy

        27 aprile 2015 at 15:58 Rispondi
  • naty

    Un quadretto fantastico,la buona compagnia è gradita sempre,se poi è la Mamma,meglio ancora,
    un caro saluto per Lei,e auguri di una felice permanenza con Fili e family,naty

    24 aprile 2015 at 18:13 Rispondi
  • Mode in Italy

    Il ‘muro’ della terza foto è qualcosa di meraviglioso!
    Goditi la tua mamma 😉

    24 aprile 2015 at 20:40 Rispondi
  • Laura C

    Non so come fai a scovare sempre posti così deliziosi. Dove siete?
    Be’ d’altronde in Italia ci sono sempre bellezze in giro… 😉
    Dopo tanti anni vissuti in Italia ho visitato posti meravigliosi e così diversi da quello che si trova dalle mie parti..
    Filippa, sei mai stata alla Certosa di Pavia?
    Un abbraccio a te e le tue ospiti!

    25 aprile 2015 at 08:49 Rispondi
  • DB

    “Solo et pensoso i più deserti campi
    vo mesurando a passi tardi et lenti,
    et gli occhi porto per fuggire intenti
    ove vestigio human la rena stampi…..”

    A chi mi vede durante le passeggiate dei giorni festivi forse viene da pensare al celebre sonetto del Petrarca e forse mi immagina assorto in pensieri sul destino del mondo. In realtà, quando passeggio io non penso a nulla se non sfuggire il ‘vestigio canino’, ovvero le cacche di cane, di cui i marciapiedi di Napoli sono cosparsi, soprattutto nei quartieri residenziali.

    Stamattina scendo Posillipo con occhi intenti e bassi, quando un vecchio amico mi chiama dall’altro lato della strada e mi chiede se voglio prendere un caffè. Sollevo lo sguardo e sto per accettare l’invito quando sento il piede destro affondare in qualcosa di molle e scivoloso. E’ bastato un attimo di distrazione. Ho invocato tutti gli dei dell’Olimpo e all’amico ho risposto di no, che il caffè l’ho già preso e che poi gli telefono.
    Faccio un po’ di strada e su un’aiuola strofino nervosamente la scarpa Reebok, nuovissima, la cui suola sembra fatta a posta per raccogliere e custodire tracce canine.
    Riprendo la camminata. Nel cuore ho solo la speranza di riportare a casa sana e salva la scarpa sinistra.
    Sto a metà della discesa di Posillipo, sento un clacson e vedo una vecchia cinquecento color lilla che si accosta. Il tettuccio dell’automobile –ormai d’epoca, ma dal look giovanile- è aperto. Dentro c’è C., una spettacolare donna meno che quarantenne, dal carattere socievole e allegro.
    Conosco C. perché frequentava uno chalet di Mergellina dove anch’io avevo l’abitudine di andare a vedere la partita del Napoli la domenica pomeriggio. Uso l’imperfetto perché lo chalet è chiuso da due o tre mesi per ristrutturazione.
    “Vuoi un passaggio?” . Sto per dire sì, ma come faccio con quella scarpa? Tuttavia non mi rassegno a vedere la mia vita di relazione limitata dalle cacche e le dico che vorrei completare la camminata, che manca poco a Largo Sermoneta e magari possiamo bere qualcosa lì.
    “Va bene, ti aspetto da Agostino”.
    Agostino è un chiosco di fronte allo chalet in ristrutturazione. Vende taralli e birra, l’intramontabile classico napoletano della passeggiata sul lungomare. Lui, Agostino in persona, è un tipo gentile, giovane, con una bella faccia furba.
    Arrivo in pochi minuti senza pensare troppo alle sorti della Reebok sinistra.
    C. mi aspetta fuori della macchina. Ha una tuta grigia, di quelle che lasciano scoperte l’addome e le spalle. Le lunghe gambe ben tornite, mirabilmente modellati le spalle, la schiena e quello che sta un po’ più giù. E’ andata a correre al Parco Virgiliano. Lì, una volta, l’ho vista stendere la sua falcata potente e fluida, le chiome color miele al vento, inseguita da ben quattro maschi attempati e trafelati. La scena mi fece sorridere perché i quattro mostravano, allo stesso tempo, sprezzo del pericolo (di infarto) e sprezzo del ridicolo.
    C. è sposata con un uomo della sua età. Lui, però, non è per nulla bello, né simpatico. Anzi, è brutto, ruvido e ha modi da cafone che in una circostanza si manifestarono sgradevolmente.
    Come altre domeniche, avevo incontrato C. allo chalet per vedere il Napoli e, nella sala affollata, lei si era seduta accanto a me. A inizio del secondo tempo – mentre facevamo commenti sulle orride maglie del Napoli e supposizioni malevole sulla mamma e sulla moglie dell’arbitro- il marito comparve all’improvviso e, di lontano, con un gesto della mano disse a C. che dovevano andare via. Lo fece molto bruscamente, tanto che il gesto fu notato dagli altri spettatori vicini a noi e creò in tutti un attimo di attesa. Lì per lì pensai di opporre qualcosa a quel gesto tamarro. Fare una battuta o, a mia volta, un gesto: il cafone aveva interrotto anche me e questo non stava né in cielo, né in terra. Mi trattenne il pensiero che se a venti e trent’anni ero riuscito a evitare incidenti con mariti e fidanzati non era il caso di cercarli a quest’età e, per giunta, senza alcuna concreta ragione per gelosie e cafonaggini. C. per qualche istante fu impietrita dal gesto del coniuge, poi si alzò e sospirò uno “scusami, ci vediamo presto” non so se più rassegnato o irritato.
    La domenica successiva C. non si fece vedere, poi lo chalet ha chiuso e così s’è sciolta la compagnia dei tifosi.

    Ora, al chiosco di Agostino, C. mi sta davanti, la osservo senza dire niente e lei neppure parla. Non me la ricordavo così alta. Penso che se arriva il marito e fa di nuovo lo scemo gli tiro la scarpa destra.
    E’ l’ora di pranzo, prendiamo un po’ di taralli caldi e la birra Peroni. Ci sediamo al sole davanti allo specchio d’acqua trasparente e appena mosso dalla brezza.
    C. rompe il silenzio e ricorda divertita quando le confessai di essere una specie di Madame Bovary del pallone. In effetti, il mio è un bovarismo sui generis e consiste nell’essere tifoso sia del Napoli che della Roma, ex-equo, e ciò provoca in me tensione e conflitto. Poi va avanti con altri piccoli ricordi delle nostre chiacchierate dei mesi addietro. La mia vanità è appagata dalla memoria di C.

    Trascorre veloce un’ora e decidiamo che è tempo di andare via. Mi alzo per pagare il conto. Agostino è lì nel chiosco, mi dice:” Otto euro”, io glieli do e Agostino subito dopo mette quattro o cinque taralli in una busta e me li consegna: ”Sono omaggio”. Resto un po’ sorpreso, chiedo “Perché ?” e lui sornione risponde “Per buon’augurio”. Non so cosa dire -e infatti non dico niente- ringrazio e vado via.
    Penso per l’ennesima volta che questa rimane una città dove –nonostante tutto- si può trovare il benessere con poco. Basta vivere con la testa all’aperto e non negarsi al prossimo, anche alla sua indiscrezione naturale e disarmante.

    Però, a scanso di equivoci, domani mattina passo di nuovo da Agostino e gli spiego che il suo buon’augurio non serve a niente perché non c’è materia e né occasione.

    DB

    25 aprile 2015 at 20:36 Rispondi
  • DB

    Dimenticavo: la cronaca della mia mattinata (con tanto di cacche di cane, belle donne, taralli e birra Peroni) nasce dal fatto che visto Filippa con quella bottiglia in mano.

    DB

    25 aprile 2015 at 20:50 Rispondi
      • DB

        Grazie a te dell’ospitalità, sempre !

        Secondo me, tu scrivi quanto basta e lo fai bene. Resta il fatto che il tuo linguaggio è soprattutto un altro: il linguaggio della fisicità, del segno, del colore e della luce. A te viene naturale e va bene così. Anzi, benissimo.

        DB

        26 aprile 2015 at 19:47 Rispondi
  • Laura C

    @DB: Grazie anch’io. Mi strapiacciono i tuoi racconti.

    26 aprile 2015 at 16:03 Rispondi
    • DB

      Cara Laura,
      sei sempre gentile.
      Quella di ieri sera era solo una piccola cronaca della mattinata. Sono contento che ti sia piaciuta. E’ merito (o colpa?) di Filippa che sa ispirare la narrazione di ricordi ed esperienze personali.

      Tanti cordiali saluti,

      DB

      26 aprile 2015 at 19:53 Rispondi
  • veraB'

    Mamma + Natura + Relax + ….. =
    Tu chiamale se vuoi : “EMOZIONI” ? …

    @ DB: GRAZIE…

    Un bacio 🙂
    veraB’

    27 aprile 2015 at 10:50 Rispondi
    • DB

      Quanti ringraziamenti ! Troppo buone !

      E meno male che non ho raccontato il seguito della storia di sabato mattina….

      DB

      27 aprile 2015 at 11:36 Rispondi
  • francesco

    sei meravigliosa filippa!!!

    27 aprile 2015 at 17:14 Rispondi

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