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un pensiero

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Qualche anno fa, vicino a casa mia, sono arrivati tanti ragazzi dell’Africa. Il comune ha trasformato un ex albergo in un centro d’accoglienza. 136 uomini, solo uomini. I pensieri che mi frullavano in testa erano tanti, mi sembra abbastanza normale. Poi mi ha invaso un enorme senso di colpa: pensavo a questi ragazzi che erano nati in un paese povero e in guerra, avevano sognato un futuro migliore e con tantissima fatica avevano messo insieme i soldi, i tanti soldi, che servivano per scappare. Avevano poi rischiato la vita per raggiungere l’Italia, il paese dei loro sogni. Sopravvissuti, felici, finalmente! Solo per poi essere trasportati in un luogo del nord dove nessuno in realtà li vuole. In un ex albergo con altri 136 uomini. Solo uomini.

Ovviamente questi ragazzi sono fortunati. Hanno un tetto, il cibo, in qualche maniera vanno anche a scuola. Ma mi scendevano le lacrime di vergogna per la mia paura iniziale e ho spiegato tutto a Stella.

sogno

Li vedo ogni giorno, sono discreti e silenziosi. Oggi al parco ho incontrato un ragazzo e ci ho parlato un po’. Avevo provato con altri prima, ma la barriera della lingua rendeva impossibile una conversazione. Invece Ibrahim parla inglese e lo parla benissimo. Sorride a 128 denti mentre parla. Ha 32 anni e faceva l’idraulico nel suo paese. Gli ho chiesto cosa pensava dell’Italia, cosa sognava: “Pensavo fosse tutto ok, che qui avrei potuto trovare un lavoro, formare una famiglia, crearmi un futuro” ma mi sembra così difficile. Gli ho spiegato che anche qui c’è crisi, anche gli italiani non trovano lavoro, hanno paura di perdere quello per cui hanno faticato e per questo motivo magari non sono molto entusiasti nel vedere arrivare nuova gente. Troppa gente, che rende molto difficile l’accoglienza e l’integrazione. Lui ha compreso e mi ha chiesto un consiglio. Gli ho detto di avere pazienza e soprattutto di studiare, magari imparare solo 10 parole nuove al giorno, ma impararle bene. Parlando la lingua verrà accolto in un’altra maniera, ne sono sicura. Perché anche lui è preoccupato di stare in un posto con 136 uomini, solo uomini.

Mentre lo salutavo, incoraggiandolo di andare avanti, mi ha sorriso e ha detto “Prego a Dio di trovare una persona gentile come te nella mia vita”.

Non ho fatto assolutamente niente, ma a volte, una parola, un sorriso, può cambiare qualcosa, almeno per un attimo.

Vi abbraccio. fili

  • naty

    Oggi è la giornata mondiale del sorriso…sei sempre al posto giusto nel momento giusto…le tue parole
    hanno sicuramente dato speranza a Ibrahim …basta veramente poco a volte .
    Ricambio l’abbraccio Naty

    6 ottobre 2017 at 21:02 Rispondi
    • fili

      ah che bello, non lo sapevo neanche… un sorriso grande a te dolce Naty! 🙂

      7 ottobre 2017 at 16:36 Rispondi
  • Letizia

    E come dargli torto?! Hai un’anima così bella e delicata… Se solo il mondo fosse pieno di persone come te (e Daniele)…
    xoxo ❤️

    6 ottobre 2017 at 22:54 Rispondi
    • fili

      Ti ringrazio, ma davvero non ci vuole molto… ti abbraccio cara! fili

      7 ottobre 2017 at 16:36 Rispondi
      • Letizia

        Ti sbagli, cara… Dovrebbe essere una cosa facile e scontata, ma purtroppo non lo è, almeno per quello che vedo e sento intorno a me ogni santo giorno… 🙁

        7 ottobre 2017 at 16:48 Rispondi
  • Claudia Oliveri

    Io stamattina ero ferma al semaforo sui Navigli.,altezza Navigli …rosso per me …sul marciapiede vedo un bimbo solo alla fermata del tram chiuso nel suo giubbotto per il vento…gli sorrdo ..,lui mi saluta con la mano ❤️

    7 ottobre 2017 at 09:05 Rispondi
    • fili

      Che bello! 🙂

      7 ottobre 2017 at 16:37 Rispondi
  • veraB'

    Questo tema è il mio lavoro da qualche anno a questa parte, la fatica è tanta nella quotidianità, lo sconforto e la cruda relatà spesso è disarmante, ma la speranza batte tutto !….Speriamo
    Grazie per la sensibile e bella condivisione.

    Un abbraccio….ed un sorriso V’

    7 ottobre 2017 at 19:18 Rispondi
  • Margareta Doro

    Cara Filippa, du som arbetar tillsammans med Fabio Fazio, kan du inte lära honom att namnet Nobel uttalas med betoningen på andra stavelsen. Nobe’l. Tack! Margareta G.

    8 ottobre 2017 at 20:51 Rispondi
  • Margareta Doro

    Ah scusate, per voi Che leggete il blog in italiano: ho chiesto à Filippa, che e svedese, di far sapere à Fazio che il nome Nobel si pronuncia Nobe’l, con l’accento sull’Ultima Sillaba. Ogni anno mi meraviglia il fatto che i conduttori di telegiornali e altri professionisti reputati seri non spendono neanche un minuto per accertarsi della pronuncia del nome dei premi forse piu’ conosciuti al mondo. Il signore che li ha istituiti si chiamava Alfred Nobel ed era svedese.

    8 ottobre 2017 at 21:01 Rispondi
      • Giu

        Oh bella! Ho messo in google translator la parola “Lagerback” per capirne la pronuncia: mi dice “loghebà”, e forse sarà anche corretto, ma me lo traduce anche (!) in “Parte posteriore Stock” (!!)
        Senti, ma fa parte anche questo della giornata del sorriso?
        Baci!

        9 ottobre 2017 at 10:54 Rispondi
  • Giu

    Vedere due società così diverse e così ricche di bellezza che avrebbero potuto scambiarsi ricchezza rimanendo solide nelle proprie radici, andare incontro ad una collisione terrificante come quella di questo futuro, il peggiore dei possibili futuri che sarebbero potuti succedere, mi riempie di grande tristezza.
    La speranza è che un sorriso moltiplicato milioni di volte possa sovvertire questo orizzonte, mandando a gambe all’aria il delirio di onnipotenza basato sull’instabilità globale e mettendo in primo piano l’umanità.
    Un abbraccio cara Fili e caro Planet.

    9 ottobre 2017 at 11:24 Rispondi
  • Auri

    Ciao Filippa, hai regalato a quel ragazzo un po più di amore verso la vita e il prossimo e lui ha fatto con te la stessa cosa. Questo è ciò che mi sento di dirti… Grazie per averlo condiviso. Ho iniziato da poco a seguire il tuo blog e ne sono felice:)
    Un abbraccio

    17 ottobre 2017 at 16:36 Rispondi

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